domenica 31 marzo 2013

Paris, senza fine.



Vista dall'Arc de Triomphe, febbraio 2011
Usava il cielo come metro delle proprie emozioni, ruotando la forma degli scarti tra le nuvole per poter creare quello spazio che sentiva mancargli per stipare emozioni e parole. Quel lattiginoso chiarore che avvolgeva sempre la città gli rimaneva impigliato tra le dita come colla, mentre lasciava vagare lo sguardo dalla finestra della piccola stanza in cui alloggiava. Era una stanza fredda, con una poltrona scarna priva di imbottitura in un angolo, un vecchio armadio in legno scricchiolante, un piccolo letto e uno specchio. Riflettervisi era come saltarvi dentro, come aveva fatto Alice, solo che non c’era nessun Lewis e nessun Carroll a disegnare i sentieri che quel viaggio comportava, era un foglio bianco, lattiginoso come il cielo, e a volte era meglio evitare direttamente il confronto, così da non ritrovarsi necessariamente ad affrontare una parte di sé così estranea come il proprio viso. Quel che mi è familiare, si diceva, sono i pensieri. Le mani. O il cielo. La finestra aveva l’esatto contorno di ciò che era pronto ad accettare dentro di sé.

Ho risalito i gradini di Mont Martre con le mani in tasca e l’idea di voltarmi a guardare il panorama solo giunta in cima, ma non sono riuscita. È come se il completare i miei propositi potesse in qualche modo urtarmi. Così, quando mancavano due gradini alle porte della basilica, mi son voltata: sulla città un’immensa ombra bianca di foschia mattutina.
Le sette del mattino. Nessun turista a scattare foto a ripetizione, a chiedere al vicino che fine abbia fatto la Tour Eiffel, a scartare un panino. Io e la foschia, le porte chiuse della Basilica del Sacro cuore alle mie spalle.
Mi lacrimano gli occhi, mi siedo.
Siamo a novembre inoltrato e son passati solo due mesi da quando sono arrivata in questa città. I suoi palazzi alti e ordinati, perfetti e puliti, mi han dato presto l’impressione di un posto meno accogliente di quanto immaginassi.
Nonostante questo ho trovato lavoro piuttosto in fretta: faccio la cameriera in un piccolo bar in Rue Mouffetard, non troppo lontano dalla Moschea. La clientela è composta per lo più da turisti, di abituali ve n’è ben pochi.
Fuori dal lavoro non ho conosciuto nessuno. Mi sento un automa: guardo le persone chiedendomi mille cose sul loro conto, ma le mie conversazioni si limitano al prendere gli ordini. A volte mi sorprendo a chiedermi come facciano gli altri a muoversi con così tanta naturalezza, a sorridere, a crederci, a conversare e interessarsi. Ricordo che un tempo la mia vita era simile alla loro, mi veniva automatico, non era un interrogativo da pormi. Forse sono più umana, adesso?
Il cielo si fa più chiaro e limpido. Mi alzo con calma, ridiscendo le strade costeggiando le vigne della collina, dietro al museo di Montmartre.
Incrocio due ragazzi, hanno le mani in tasca e una lunga sciarpa che lega i loro colli, li unisce in un vincolo caldo fatto di stoffa. Li annoda, li strozza.

Come vi era finito, lì, non avrebbe saputo dirlo. A volte la vita ti porta esattamente dove devi essere nel momento esatto in cui devi trovartici, la persona giusta al momento giusto, sì? No, figuriamoci se era il suo caso. Se lo era, non se n’era manco accorto. Un problema logistico o emozionale, va a capire. 
  
Un vecchio racconto, mai finito. Mi interrompo sempre un attimo prima dell'incontro. 

sabato 30 marzo 2013

Suomenlinna

Sul traghetto per Suomenlinna

A Suomenlinna ci penso dalla fine dell'anno scorso o, ancor meglio, da quando ci sono stata la prima volta tre anni fa (e a lei devo persino il mio breve tentativo di studiare un po' di finlandese).

Di posti magnifici ne ho visti parecchi ma questo è tra quelli a cui mi sono affezionata di più, forse perché il giorno in cui la visitai c'era un vento fortissimo e io nelle giornate ventose mi sento compresa dal mondo tutto. Queste le prime impressioni che riportai sul blog che avevo al tempo:
Suomenlinna. It is one of the most wonderful places I've ever seen. Grey lighted and windy, with seagulls singing and waves moving constantly against its cliffs, it was just amazing and I hadn't thought it would be like this when I'd seen the photos on the web. 
Few people were there, M. told me it was for the weather: it's going to be colder and colder as the winter comes. We were on grass covered hills right above the sea, which were sort of secret doors to dark underground corridors. Ackward: a place which once was a military strategic spot for three countries, it's nowadays similar to a Tolkien's hobbit village. I'm going to go back there tomorrow, alone. Just to spend time sitting by the seaside where the wind blows higher - the thing which mostly lets me feel completely alive.


Suomenlinna

Suomenlinna
Si trova su un arcipelago di fronte alla città di Helsinki e, come scrivevo allora, non è proprio un posto "pacifico", poiché si tratta in realtà di una fortezza che, grazie alla sua posizione strategica, è stata contesa nei secoli da Finlandia, Svezia e Russia. Nel 1991 comunque l'UNESCO mi ha di molto anticipata nel definirla una bellezza, dichiarandola patrimonio dell'umanità. Maggiori informazioni sulla sua storia se ne trovano qui, sul sito ufficiale. 

Oggi l'arcipelago ospita le case di chi vi abita (che io invidio moltissimo), l'Accademia navale, un ufficio doganale e una prigione.

Le foto sono alcune tra quelle che ho scattato quando ci sono tornata nel dicembre del 2011. A riguardarle mi è venuta un'incredibile nostalgia.









Sul traghetto per Suomenlinna

Sul traghetto per Suomenlinna


Sul traghetto per Suomenlinna


Suomenlinna

Suomenlinna

Suomenlinna

Sul traghetto per Suomenlinna

Suomenlinna

Scambio primaverile - Springtime Swap

Ciao ciao inverno
Non so ancora se sono riuscita a convincere qualcuno a partecipare a questa meravigliosa iniziativa, ma mancano ancora due giorni al termine e per gli indecisi c'è ancora tempo. Perciò affrettatevi! 

Ah già, di cosa sto parlando? Del May Day Springtime Swap, organizzato da questo blog qui. Una volta che vi siete iscritti e avete fornito il vostro indirizzo, riceverete in risposta un'email con l'indirizzo di un'altra persona che, come voi, ha deciso di aderire. Quindi si prepara un bel pacchettino per augurare una buona primavera e si invia il tutto. A sua volta, un'altra persona ne invierà uno a voi. Le istruzioni comunque le trovate tutte sul blog di Dawn.

Non ho mai partecipato a un'iniziativa di questo genere, più che altro perché conosco i miei limiti nel creare oggetti, preparare pacchetti vari e affini (e chi ha mai ricevuto un mio regalo di Natale o compleanno, ne sa qualcosa). Tuttavia quest'anno l'idea di prendervi parte mi ha permeata di un piacevolissimo buonumore e della voglia di fare e di provarci. Sarà che ho tantissima voglia di colori e scambio, chissà.

L'ultimo giorno per iscriversi è il primo aprile. Pronti?


venerdì 29 marzo 2013

Colori di passaggio

Lazio di sfuggita

Per le persone che hanno il gusto della solitudine, essere in un luogo in cui nessuno può collocarti precisamente è una gioia rara: forse sta tutto lì anche il piacere dei viaggi.
Cesarina Vighy

Oggi non avevo un libro perché li avevo già terminati tutti e la signora accanto a me si è innervosita più volte, ma mi hanno fatto brevemente visita i miei colori preferiti.

mercoledì 27 marzo 2013

Cucchiaini


Qualche mese fa, mentre attendevo il volo che mi avrebbe portata a Granada, sono andata a prendere un caffè, rigorosamente decaffeinato, al bar dell'aeroporto. 

So che le misure igieniche sono importanti e che vige il divieto di somministrare zucchero sfuso ai clienti, tuttavia lo spreco è palesemente enorme. 





Non ci si fa particolarmente caso, visto che il bianco nella foto predomina, ma c'erano anche tantissimi cucchiaini di plastica - perché sì, costa meno tempo e fatica usare quelli monouso. 


Poi penso a tutte quelle case di amici dove vedo sempre usare piatti e bicchieri di plastica per pranzi, cene, colazioni, merende - visto che poi, chiaramente, a riordinare si fa prima - e mi domando se non sia una battaglia già persa. 

lunedì 25 marzo 2013

Potenza: ma a piedi 'ndo vai?








Cielo sereno, o quasi.

Il post doveva concludersi così, poi mi sono lasciata trasportare un po'.






A Potenza per ragioni di logistica non ci tornavo da qualche mese e, nel frattempo, hanno inaugurato un nuovo parco. In questa città non è cosa da poco perché sì, di verde ce n'è molto e bastano un paio di minuti in macchina per ritrovarsi in mezzo alla piena campagna, ma luoghi dove poter camminare tranquillamente e in pianura ce ne sono davvero pochi. I primi anni che venivo qui la scelta si riduceva alla via principale - via Pretoria. Tuttavia, a meno che non la si volesse percorrere già madidi di sudore e con la lingua a penzoloni per l'innumerevole numero di saliscendi sul tortuoso cammino, occorreva raggiungerla in macchina. Io, abituata agli spazi di Torino, rimanevo sempre piuttosto insoddisfatta.  


Lago Pantano
Poi hanno finalmente terminato la costruzione della passeggiata che costeggia il lago di Pantano di Pignola, a dieci minuti di macchina (no, i mezzi pubblici non rientrano nella concezione dei potentini, se non altro perché  non propongono orari o collegamenti che siano di reale utilità - anche se di recente, per incentivare l'utenza a riprendere l'uso di questo servizio, sono diventati gratuiti). 

Lago Pantano
La passeggiata intorno al lago consta di circa 6 km di strada ben delimitata dove si incontrano a qualsiasi ora persone che corrono, passeggiano, vanno in bici (viste le pendenze della città, non ho mai visto qualcuno usare una bici a Potenza) e che, di domenica, animano l'oasi del WWF che offre un modesto servizio di caffetteria. 

Nel 2007 hanno invece inaugurato il Parco dell'Europa Unita  (una "u" maiuscola che non condivido). Anche lì, la gente ne ha subito approfittato per popolarlo costantemente non solo nelle giornate di sole, ma anche quando piove o tira vento.

Ponte Attrezzato, fonte: Kone.com
Nel 2010 è stata la volta dell'impianto di collegamento meccanizzato Portasalza-Monte Cocuzzo, anche detto "Ponte Attrezzato" o, ancor più comunemente, "Scale Mobili Santa Lucia". Si tratta di un collegamento di circa 500 metri che, pur nella minima distanza, collega il centro cittadino a un quartiere altrimenti periferico, ma dotato di numerosi istituti scolastici e uffici. È costato oltre 16 milioni di euro, ma completato con anni e anni di ritardo solo nel 2010 (non mi dilungo sulla faccenda, che è stata più volte posta all'attenzione della Commissione europea, visto che i fondi del progetto provenivano dall'UE). Una gran cosa. Immaginatevi un sole torrido, l'idea di una passeggiata e all'orizzonte solo salite e scalinate, nessuna fontana, zone d'ombra inesistenti, balle d'erba che rotolano; oppure, altra cosa molto comune, strade e marciapiedi ghiacciati, dieci gradi sotto lo zero e le vostre scarpe che scivolano, voi che ruzzolate giù, morte certa. 


Ponte Attrezzato, fonte: Kone.com
Ok, forse è un po' esagerato, ma se ogni volta che volete farvi un giro vi dovete misurare con queste visioni apocalittiche, capirete che la costruzione di questa struttura è stata una manna dal cielo.

Senza contare che è al coperto. Fantastico.

Piccola curiosità: la città di Potenza ha un sistema di scale mobili che si estende complessivamente per circa 1,3 km guadagnandosi, per questo, il secondo posto al mondo dopo la città di Tokyo, le cui scale mobili si estendono per 1,5 km.



Parco Elisa Claps
A ottobre 2012 ecco invece il Parco Elisa Claps, nel quartiere di Macchia Romana. Non è proprio la massima espressione di una passeggiata in pianura, essendo caratterizzato da un sentiero che si inerpica sulla collina. È comunque molto piacevole, immerso nel verde e presto sarà anche corredato dall'immancabile bar di rito. 


Parco Elisa Claps
Vista dal parco Elisa Claps

venerdì 22 marzo 2013

Obbedienza e potere

Philip Zimbardo
Scrivere questo post è un po' faticoso, nel senso che su queste cose ci sto ancora rimuginando parecchio.

Insomma, nel 1971 Phip Zimbardo, un professore di psicologia, ha condotto un esperimento: ha progettato una finta prigione nell'interrato dello stesso edificio della facoltà di psicologia di Stanford, ha assegnato casualmente a 24 persone di sesso maschile il ruolo di prigioniero o guardia e poi ha osservato lo sviluppo delle loro interrelazioni. Ha dovuto porre fine all'esperimento dopo appena 6 giorni, perché le cose stavano iniziando a sfuggirgli di mano. L'esperimento ha ispirato diverse opere (le trovate elencate qui, su Wikipedia). Io anni fa avevo visto The Experiment, il film tedesco girato da Hirschbiegel, e ne ero rimasta molto scossa.

Tutto questo mi è tornato in mente ieri quando, su suggerimento di L., ho guardato questo video.


Preoccupante, allarmante, terribile? Tutto questo e anche di più, eppure ogni essere umano si ritrova - volente o nolente - a dover fare continuamente i conti con una propria morale e con un'autorità a cui tende ad affidarsi. Se queste confliggono tra loro, a chi dare ascolto? Così mi è venuta in mente Hannah Arendt e la sua banalità del male, dove il male non deriva da un'azione pensata e volontariamente carnefice, ma da ignoranza e desiderio di deresponsabilizzarsi - un po' quello che mostrano nel video in relazione ai concorrenti posti sotto esame che in gran parte, subito dopo l'esperimento, tendevano a giustificare la loro mancata ribellione. "Ho solo eseguito gli ordini", avrebbero risposto in un altro contesto. Allora, il male assume la forma dell'errore, della mancanza di giudizio, presa di coscienza o responsabilità. Il male è l'affiliazione, l'obbedienza cieca e acritica. Così anche nel caso dell'esperimento di Stanford, dove l'affiliazione a un gruppo e la difesa di un ruolo motivano e incentivano comportamenti altrimenti ritenuti inaccettabili. 

Il male viene coltivato, cresciuto e alimentato in ogni società che non si cura di formare persone capaci di pensare, di porsi domande e di mettere in dubbio le cose, di scegliere una propria logica di pensiero o un proprio codice morale a cui far riferimento. In questi giorni sento molte persone parlare della necessità di agire, fare, cambiare. Certo è vero che il pensiero va accompagnato dalla concretezza. Solo, mi domando se questa odierna necessità derivi dalla paura delle cose così come attualmente sono o da una vera e propria riflessione a riguardo. La ribellione, vista come mancata obbedienza, non dovrebbe finire per essere simbolo o risposta a uno status quo ormai esacerbato nelle sue componenti negative, ma prassi di una dialettica volta a dubitare sempre dell'autorità, a metterla in discussione e infine, eventualmente, a riaffermarla o negarla (e così cambiarla).

Dunque non dobbiamo ricambiare le ingiustizie, né fare del male a nessuno, qualsiasi cosa gli altri facciano a noi. E bada, Critone, di non concordare con me su questo punto se non sei veramente di questo parere: a condividere queste opinioni, lo so bene, sono e sempre saranno in pochi. E fra chi la pensa così e chi no non è possibile comunità d'intenti, è anzi inevitabile che quando confrontano le rispettive scelte provino disprezzo l'uno per l'altro. Perciò, rifletti bene anche tu se condividi la mia opinione, se davvero sei d'accordo (e le nostre considerazioni muovano allora dal principio che non è mai corretto commettere ingiustizia e neppure ricambiarla, né reagire ai maltrattamenti facendo del male a propria volta); o se ti distacchi, e questo principio non lo condividi. Io la penso così da tempo e continuo tuttora, ma se tu la pensi diversamente dillo, e istruiscimi. 

da Critone, di Platone

domenica 17 marzo 2013

Domande a caso, perché stasera ci va così


Domande a caso, perché stasera ci va così.


Se fossi una matita, di che colore saresti?
Rosso.




Qual è l'ultima foto che hai scattato?

Questa qui di fianco. Mia madre pensava che quella vite fosse morta, ma abbiamo atteso e sono uscite le prime gemme. L'ho voluta fotografare per ricordarmi di com'è ora una volta che sarà di nuovo primavera. Se supera la neve di marzo, chiaramente.



Estate o inverno?
Inverno, anche se incomincio a non sopportare più i maglioni, sono estremamente impegnativi.


Profumo preferito?
Quello dell'erba tagliata da poco, quello delle pozze d'acqua in estate quando sta per piovere e c'è l'afa, quello della polvere fresca e degli agrumi.

Hai una particolare abilità?
Mi piacciono i meccanismi, perciò sono brava ad aggiustare le cose tipo tapparelle, serrature, maniglie, pentolini, varie ed eventuali (a patto che abbia voglia di mettermici).


Faresti bungee jumping?
Neanche se mi pagassero.



Qual è l'ultimo film che hai visto?
The Perks of Being a Wallflower. E l'ho trovato meraviglioso.



Computer, televisione o un libro?
Direi libro, ma mi rendo comunque conto che trascorro più tempo al computer che a leggere (o sarà che leggo anche al computer?)



Qual è l'ultima cosa che hai mangiato?
Minestrone con feta e un succo di frutta alla pesca. 



Chi ti manca di più?
Ha! Bella domanda. Mio padre, credo.



Ti hanno dato il nome di qualcun altro?
Sì, ma non quello di nonne, zie o affini. Il compito di scegliere il mio nome era stato affidato a mio fratello, che all'epoca era era indeciso tra Alice e Giovanna, ovvero le due bambine che gli piacevano. Poi un giorno è arrivato a casa infuriato con Giovanna e io sono stata chiamata Alice. 



Se tu fossi un'altra persona, saresti tua amica?
No, penso proprio di no.



Se non potessi avere figli, pensi che ne adotteresti uno?
Non saprei proprio, per il momento non ho intenzione di averne.



Se potessi avere un biglietto aereo gratis, dove andresti?
Terra del Fuoco.



Chi è l'ultima persona che ti ha chiamata?
Un'amica.



Qual è la cosa più buffa che hai visto di recente?
Questa mi spiazza. Non ne ho idea! 


Sai tutte le parole della sigla di Willy, il principe di Bel-Air?
No! Ma le sapevo. Una quindicina d'anni fa però.



Cosa faresti se rimanessi bloccata in un ascensore?
Dipende dal tipo di ascensore, dalle dimensioni della cabina e dalla compagnia (e dalla pressione atmosferica, dalla temperatura e dalla direzione del vento, ovviamente). Probabilmente mi metterei a chiacchierare, se no mi siederei per terra a leggere.



Preferisci fare una foto o essere nella foto?
Oh, mi piacciono entrambe le cose!



Se potessi assumere qualcuno per fare qualcosa al posto tuo, che cosa gli faresti fare?
Oh, tough one! Ma neanche molto, in verità. Probabilmente assumerei un cuoco.



Questa serie di domande arriva da qui. Esatto, stasera non avevo niente da fare :)

Nuit Blanche


Mi ci sono imbattuta cercando immagini di film in bianco e nero. È un cortometraggio di appena poco più di tre minuti  nato dalla fantasia di Arev Manoukian, videomaker canadese (questa volta è un caso, eh) che, dopo averlo girato, nel 2009, pare abbia ottenuto un contratto da una società di produzione di Los Angeles.

Ambientato a Parigi, descrive lo sguardo di un breve attimo tra due sconosciuti. Non solo è ben fatto, ma è romantico, un po' crudo ed estremamente poetico nella scelta d'immagini. A me ha fatto pensare alle difficoltà dell'incontro, ai desideri, a come passa in fretta la vita e a tante altre cose. Soprattutto, mi ha fatto pensare a quella innumerevole quantità di pensieri che anima ogni istante della giornata. A voi? 



video

Gli attori sono Megan Lindley e Michael Coughlan, la musica è di Samuel Bisson.



sabato 16 marzo 2013

Kent Monkman, un artista Cree





Kent Monkman è un artista di discendenza Cree, ovvero di uno dei più importanti e numerosi gruppi di nativi canadesi. Nelle sue opere contesta l'interpretazione storica dei colonizzatori e la loro visione degli aborigeni, ma rappresenta anche la sessualità e la sessualità colonizzata








Artist and Model, 2012
Forest with Trees, 2008





Miss Chief Eagle Testickle

Uno dei personaggi che ricorrono nelle sue opere e nei suoi video è Miss Chief Eagle Testickle, un suo alter ego vistoso, esuberante ed egocentrico. L'idea pare gli sia venuta dopo aver scoperto che George Catlin, pittore americano del 19° secolo particolarmente famoso per i quadri che ritraggono la vita dei nativi, si era rifiutato di documentare nelle sue creazioni le persone con "due anime" ("Two-spirit people"). 




Nella tradizione artistica nordamericana era tanto forte il desiderio di farci scomparire dai luoghi dove vivevamo e dai luoghi dove siamo nati che l'opera cancellava il punto di vista degli aborigeni.

Il concetto di "Two-spirit people" è molto vasto e sto ancora cercando di comprenderlo a fondo, perché può avere diverse connotazioni. In linea molto generale, si definivano così quelle persone che si  riteneva ospitassero due anime in un corpo solo e che, per questo, si vestivano combinando abiti sia maschili che femminili. Il loro ruolo sociale cambiava molto in base alla loro tribù di appartenenza, ma il fatto che possedessero due anime non aveva necessariamente un'influenza sulle loro inclinazioni sessuali.

domenica 10 marzo 2013

Il miracolo della domenica

Oggi avevo del lavoro da sbrigare e già immaginavo che avrei trascorso la domenica chiusa in casa come negli ultimi tre giorni. Amo questo lavoro, amo il fatto di lavorare nei fine settimana ma di riuscire a ritagliarmi spazio nei giorni lavorativi, amo poter lavorare secondo i miei orari e ritmi e, soprattutto, con ciò che mi piace. 

Tuttavia, quando ti arriva un lavoro all'ultimo ed è lungo, complicato e da consegnare dopo quattro giorni, ti accorgi a malapena del tempo che fa (bufera? sole caraibico in pieno gennaio? ininfluente), non sai manco più come ti chiami, non fai che parlare di quella virgola di quel certo paragrafo (che "sì, deve per forza essere un errore, perché se no non ha senso il punto quattro a pagina cinque") e gli aborigeni canadesi, insieme a Socrate (sì, ho iniziato un altro corso ancora su Coursera), si trasformano nella favola della buona notte.

Oggi invece, colta da non so quale illuminazione e intrisa di un'energia inspiegabile, sono riuscita a concludere la quarta revisione del testo lunghissimo, complicato e urgente entro l'una. Cosa ancora più straordinaria, faceva caldo. Non quel caldo estivo che mal sopporto, ma quel caldo da maglione con la giacca sbottonata, quello che filtra leggero e invitante tra gli alberi e ti invita a partecipare all'imminente arrivo della primavera.

Ecco, combinando le due cose, me ne sono uscita a fare una passeggiata (di circa 11 chilometri, ma pur sempre a passo languido). Torino era bellissima, molto più di quanto non appaia in foto.




Vista dal Monte dei Cappuccini
Monte dei Cappuccini



Vista dal Monte dei Cappuccini

Vista dal Monte dei Cappuccini
Balcone inquietante in Piazza Vittorio
Lungo Po







giovedì 7 marzo 2013

Aborigeni, saggezza e conoscenza

La conoscenza aborigena affonda le proprie radici nell'esperienza personale e non rivendica alcuna pretesa all'universalità. Il grado di affidabilità di ciò che viene detto si collega all'integrità e alla percettività della persona che lo riporta. Se Joseph X riferisce di aver visto tracce di alci in una direzione data, l'informazione sarà soppesata alla luce di ciò che è noto di Joseph X, della frequenza con cui in passato le sue osservazioni si sono dimostrate accurate, di ciò che è noto di questa parte del territorio, e delle abitudini delle alci. Le sue osservazioni non saranno necessariamente accettate senza obiezioni, e nemmeno saranno contraddette o respinte. Piuttosto, verrebbero contestualizzate.

Per natura personale della conoscenza si intende che percezioni disparate e persino contraddittorie possono essere accettate come valide perché sono uniche per quella persona. In un consiglio o in una tavola rotonda di anziani non si riscontreranno discussioni su quale percezione abbia maggiore validità e pertanto su quale giudizio debba prevalere. In altre parole, le persone non discutono l'una con l'altra per stabilire chi ha  ragione - chi detiene la 'verità'. Le società aborigene distinguono tra percezioni, che sono personali, e la saggezza, che ha una validità sociale e che può servire quale base per un'azione comune. La conoscenza assume validità attraverso un'analisi collettiva e lo sviluppo del consenso.

Alcuni miei amici non aborigeni hanno descritto la loro iniziazione al processo decisionale delle comunità aborigene del nord. In quelli che sembravano incontri del villaggio interminabili, venivano discussi problemi che incidevano sul benessere comune della comunità. Gradualmente, si sentivano commenti o esperienze prendere una determinata direzione e rinforzarsi l'un l'altra; e a un certo punto, tutti si alzavano e se ne andavano. Un osservatore potrebbe essere in grado di scorgere lo scambio di sguardi o cenni del capo tra alcuni anziani, che segnalano l'emergere del consenso; ma tale consenso non viene normalmente confermato con un voto. Si perviene alla saggezza collettiva mediante un processo di "raccolta dei pensieri".
Tratto da Updating Aboriginal Traditions of Knowledge, di Marlene Brant-Castellano
La traduzione è opera mia




Si vede che il corso mi sta prendendo molto?

mercoledì 6 marzo 2013

About truth

Alle udienze in merito a un'ingiunzione avente lo scopo di fermare il primo progetto di sviluppo di energia idroelettrica di James Bay, nel nord del Quebec, è stato presentato come testimone dello stile di vita dei Cree e dell'ambiente un anziano appartenente a una delle comunità Cree del nord su cui il progetto avrebbe potuto incidere. Quando gli è stato chiesto di giurare che avrebbe detto la verità, questi ha domandato al traduttore di spiegargli il significato della parola. Quale che sia il modo in cui la verità è stata tradotta per lui, come un qualcosa che vale per tutte le persone, o un qualcosa che è valido a prescindere da chi la sostiene, l'anziano ha risposto: "Non posso promettere di dirvi la verità; posso dirvi soltanto ciò che so".
 Tratto da Updating Aboriginal Traditions of Knowledge, di Marlene Brant-Castellano
La traduzione è opera mia 


Marlene Brant-Castellano
Bello il sorriso di Marlene...

lunedì 4 marzo 2013

The Queen of Versailles

Qualche previsione per l'uscita sul grande schermo italiano di The Queen of Versailles? Pare di no. 

A luglio dello scorso anno negli Stati Uniti è uscito The Queen of Versailles, film-documentario presentato anche al Sundance Festival che narra di David e Jackie Siegel: lui imprenditore milionario, lei madre di otto figli. 

Nel 2008, a riprese già iniziate, questo colosso del mercato immobiliare viene travolto dal crollo del mercato. Dalle stelle - una casa da 9mila metri quadri con 10 cucine, 13 camere da letto, 23 bagni, 20 posti auto con spazio aggiuntivo per le limousine, una pista da bowling a due corsie, una da pattinaggio al coperto, un cinema, un centro fitness con spa, due campi da tennis e uno da baseball - ... cosa stavo dicendo? Ah, sì: dalle stelle alle stalle? Pare di no. Pare, infatti, che la coppia abbia saputo ben adattarsi ai cambiamenti in corso. 

Sarà di cattivo gusto, ma io sono curiosa di vederlo, questo documentario. Intanto, ecco il trailer.






venerdì 1 marzo 2013

Note to self

I buddisti si avvalgono di una buona pratica: alla fine di ogni settimana segnano su un quaderno tutto quello che li ha fatti uscire dai gangheri, causato preoccupazione, rabbia e indignazione. Note brevi, il tutto riassunto in poche parole. Alla fine del mese rileggono l'elenco e si osservano per capire quali sono gli episodi, i fatti, che continuano a inquietarli o a rattristarli, quali invece hanno perso completamente importanza. Gli ultimi vengono cancellati. In questi casi uno si rende conto, con sgomento, che a volte si innervosisce, si agita solo per stupidaggini. Cose, episodi, che a distanza di qualche giorno o settimana, non contano più. Col tempo si capisce invece, quali sono i fattori di vero peso, che ci influenzano sul piano della sensibilità.
Da "I rosicatori dell'anima", di Péter Popper

Bellamente copiato da Ungherese in Italia, il blog di Andrea Rényj (a cui si deve anche la traduzione del brano). Lì vi si trovano anche le buone regole da seguire.
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